Il poker online in Italia compie 10 anni, ma il settore è in grosse difficoltà

poker online italia

Il poker online in Italia compie i suoi primi 10 anni, con precisione li ha compiuti il 2 settembre, giorno in cui ricorre il primo lancio su server italiani. Fiches e carte francesi sono sempre andate di gran moda nel nostro paese e, fin dall’inizio, la popolarità della versione online di questo classico dei giochi da casinò si affermò a gran voce. Oggi raccontiamo una realtà diversa, con una tecnologia riuscita a superare limiti finora impensabili, toccato livelli di esperienza di gioco entusiasmanti, ma il mercato è in stasi e le percentuali di guadagno tendono al ribasso. Il poker arriva con i primi acciacchi alle prime 10 candeline, complice un mix di scelte sbagliate e un vento politico che soffia forte contro il gioco d’azzardo, andiamo a vedere però come siamo arrivati a questo punto.

All-in o niente, la prima poker room

Alcune fonti segnalano che già prima del 1800 il poker, o una sorta di suo antenato, fosse arrivato negli Stati Uniti del Sud dove cominciò a prosperare nelle grandi città vicine al delta del fiume Mississippi. Ma è molto più a nord che dobbiamo andare per intercettare il luogo d’origine della svolta cibernetica del tavolo verde, con esattezza in Canada. L’ingegnere della regione di Alberta Randy Blumer festeggiò i suoi 21 anni con il primo viaggio a Las Vegas della sua vita e la scoperta del Texas hold’em, una nuova forma di gioco che lo stregò al punto da diventare il suo passatempo preferito al college.

Più tardi, Blumer concluse i suoi studi in ingegneria meccanica e, nonostante avesse avviato la sua carriera nella marina navale canadese, cominciò a riflettere sull’idea di portare il poker su internet. Erano gli anni ‘90, Tim Berners Lee aveva connesso il mondo con il World Wide Web e si erano aperti scenari fino ad allora inimmaginabili, ma nessuno dava fiducia all’idea di Blumer. “Nel poker bisogna guardarsi negli occhi” gli dicevano, e avrebbero avuto ragione se l’ingegnere canadese non fosse stato così testardo da insistere, racimolare 30 mila dollari di finanziamenti, creare una collaborazione con l’ASF software e trovare uno spazio in Costa Rica per i server, tutto questo per dare i natali a Planet Poker, la prima piattaforma di poker virtuale.

Il poker arriva in Italia

Inutile dire che Blumer divenne multimilionario, all’inizio del ‘98 il governo abilitò le giocate online con soldi veri e cominciarono ad affluire i giocatori. Il server crashava puntualmente e c’era bisogno di una manutenzione continua, ma Planet Poker ebbe abbastanza tempo per sviluppare un’egemonia totale sul mercato, almeno fino a che questo restò inesplorato. Con 10 anni di ritardo, il poker online arrivò anche in Italia con l’inaugurazione della prima sala virtuale, risalente al 2 settembre 2008. In realtà, più che l’arrivo del poker, si celebra la possibilità di giocarci online con puntate in denaro e quella che presto diverrà la moda del Texas holdem. Dopo anni di Teresina, arrivava nel Belpaese un gioco nuovo di cui però tutti avevano già appreso la maggior parte delle regole, un successo strepitoso.

I primi anni di sit’n’go passarono in fretta sull’onda di una popolarità travolgente. Tutti sognavano di diventare dei nuovi Chris Moneymaker, il primo campione delle World Series di Poker ad essersi guadagnato la partecipazione al torneo partendo da un tavolo online. Una storia scritta nel nome (Moneymaker=Fabbrica soldi) che è divenuta leggenda. Chris vinse un piccolo torneo da 40 dollari che però dava accesso al campionato del mondo, arrivò fino in fondo vincendo il montepremi da 2,5 milioni di dollari nel suo primo torneo giocato dal vivo. Una storia che ha dimostrato quanto l’online abbia reso accessibile a tutti l’élite del poker (basta essere dei fenomeni), che pochi riescono ma se ce la fanno diventano ricchi e che, vecchio pallino Blumer, dimensione offline e online sono assai diverse ma non per questo escludenti l’una con l’altra (Moneymaker vince la finalissima piazzando un bluff magistrale).

Compleanno di crisi

Questa fama del texano aveva ormai travolto anche l’Italia che, nel 2011, apriva la porta ai cash game e le televisioni ai grandi tornei disputati nel mondo. Il poker diventa materia di culto ma, proprio in quel periodo, comincia una flessione senza arresto: nel 2010, c’era stata una raccolta totale di 3,14 miliardi di euro, nel 2011 passano a 2,2 nonostante ci sia anche il nuovo segmento del cash. Gradualmente, la raccolta è scesa fino ai 754 milioni del 2016 e, fino ad oggi, non ci sono stati grandi segnali di ripresa. Secondo i dati Agimeg, proprio nel mese di settembre del 2018 la raccolta è scesa di 800 mila euro rispetto all’anno prima, i cash game hanno addirittura perso un milione.

Il poker arriva zoppicando a questa sua prima decade, molte poker room sono già fallite, il mercato, oltre ad essere saturo, tende a mantenere in vita solo le società più forti che vanno inglobando le altre. Eppure, il gioco online cresce ininterrottamente e sempre più accelerando, anche se questo è un ulteriore fattore negativo per il poker che si vede sostituito dai nuovi giochi, versioni digitali di slot e classici del casinò di cui pullulano i siti della major dell’azzardo.

Il clima politico intanto si è fatto sfavorevole, il decreto dignità ha bannato la pubblicità, strumento sul quale puntavano decisamente le aziende del gambling. L’esecutivo gialloverde ha imposto sanzioni considerevoli ed entro il 14 luglio 2019 (data di entrata in vigore della legge) non scorreranno più reclami sul gioco nelle nostre televisioni. Pesa, infine, la scelta di non aver ancora partecipato alla liquidità condivisa. A giugno si era deciso assieme a Francia, Portogallo e Spagna di far partire dei tavoli dove potessero sedersi giocatori residenti nei 4 paesi, una mossa che avrebbe ampliato il pubblico e, forse, dato fiato al settore. Francia e Spagna hanno già creato i primi tavoli, a maggio si sono inseriti anche i giocatori portoghesi, e l’Italia? Forse la colpa è da rintracciare nel clima politico che tende a demonizzare il gioco ma, per il momento, i giocatori dello stivale ancora attendono questa nuova possibilità, nel frattempo le aziende hanno già perso molti giocatori riuscendo/potendo rispondere giustamente alla concorrenza.